Antropolaroid
Questioni di famiglia

La Palestra del Teatro

di e con Tindaro Granata
allestimento Margherita Baldoni e Guido Buganza
elaborazioni musicali Daniele D’Angelo
luci Matteo Crespi
produzione Proxima Res

 

Da solo in scena, Tindaro Granata racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra - la Sicilia - odiata e rimpianta, passando da un personaggio all’altro, di età in età, da maschio a femmina, in un susseguirsi di giochi, balli, sfondo lo spettro incombente della Mafia.

Avi suicidi, bisnonne rancorose, zie zitelle e nonni disoccupati. Cunto e mimo, comico e tragico, gestualità e melodramma si mescolano nel ricreare un mondo arcaico e immobile, dove la Mafia decide destini comuni e privati e dove tutto sembra condannato a ripetersi. O forse no.

Antropolaroid è uno spettacolo molto serio e divertente assieme, che fonde già nel titolo la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine con il racconto tramandato. Istantanee domestiche, che poco a poco vanno a comporre l'affresco di una storia più grande, e di un desiderio silenzioso tramandato di generazione in generazione: evadere dalla tara sociale, ribellarsi a quel fato ineludibile per cui i figli devono patire la stessa sorte dei padri...

Ne deriva una intensa riflessione sulla libertà, la speranza e la voglia di cambiare.

 

Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie, incinta, sola, si reca spesso al cimitero per “bestemmiare” sulla tomba del marito.

Il figlio di Francesco, Tindaro Granata (nonno e omonimo dell’attore narratore), nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto boss di Patti.

Maria Casella, nel ’44, si innamora di Tindaro, che incontra ad una serata di ballo organizzata da suo padre per presentarle il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco. La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”.

L’anno dopo nasce Teodoro Granata. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del signor Badalamenti apre una falegnameria. Tindaro Granata nasce nel settembre del 1978. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni sulla nave Spica e qui incontra Tino, il nipote del boss del suo paese di origine.

Tino, dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia, si confida con Tindaro. Vorrebbe uscire dal cono d’ombra della famiglia, dall’ipoteca di un futuro mafioso. Non sa come fare. Ma Tindaro è in partenza per Roma, vuole diventare un attore, andar via dalla Sicilia... e Tino si trova solo, incapace di lasciarsi alle spalle il passato, il padre, la Mafia.

Durata: 70 minuti senza intervallo


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