Il berretto a sonagli

Stagione di ProsaSerie Azzurra

di Luigi Pirandello
adattamento e regia Valter Malosti
luci Francesco Dell’Elba
scene Carmelo Giammello
costumi Alessio Rosati            
con Roberta Caronia, Valter Malosti, Paola Pace, Vito Di Bella, Paolo Giangrasso, Cristina Arnone, Federica Quartana
produzione Teatro di Dioniso con il sostegno del Sistema Teatro Torino

 

La signora Beatrice, moglie del cavalier Fiorìca, sospetta che il marito la tradisca con la giovane moglie del suo scrivano Ciampa: rosa dalla gelosia, con la riluttante complicità del delegato di polizia Spanò, ordisce una trappola per sorprendere i due in flagranza di reato, senza calcolare l’esito di tale progetto nei confronti di Ciampa.

La reazione di Ciampa sarà furiosa: folle di rabbia, annuncia di voler compiere l’omicidio della moglie e del cavalier Fiorìca, per tutelare il suo onore.

Tutto quanto succede da questo punto in avanti non è più un problema di credibilità dell’avvenimento – al punto che sapere se Ciampa diventa davvero pazzo o no è domanda che non attende risposta.

L’adulterio, la follia restano sospesi come un “non voler giudicare” dell’autore: ci sono solo fatti, apparenti e ambigui, ai quali si tratta di dare una forma.

In questa prospettiva, la pazzia assume i tratti una posizione umoristica, inquietante e liberatoria al tempo stesso: l’astuzia feroce di Ciampa consiste nel mimare per la signora Fiorìca l’esempio dell’abisso della follia, in modo che lei stessa alla fine vi precipiti, vittima del suo stesso tranello.

Valter Malosti affronta per la prima volta Pirandello, confrontandosi con uno dei testi più popolari del grande drammaturgo siciliano, cercando di strapparlo allo stereotipo e tentando di restituire la forza eversiva originaria di quei “corpi in rivolta” posti al centro della scena che è anche labirinto: una feroce macchina/trappola. Una farsa nera, un testo vivissimo grazie alla violenza beffarda della lingua, una sorta di musica espressionista e tragicomica, molto evidente nel testo scritto in dialetto siciliano che è alla base di un lavoro originale di drammaturgia.  Una versione più schietta, dura, non ‘ripulita’ del testo pirandelliano.