La materia oscura
(perdendo Ettore Majorana)

Produzioni CTBBrescia Contemporanea

drammaturgia Davide Carnevali
regia di Carmelo Rifici e Proxima Res
con Caterina Carpio, Tindaro Granata, Emiliano Masala, Francesca Porrini 
aiuto regia Mariangela Granelli
assistente volontaria Caterina Filograno
allestimento scenico Margherita Baldoni
disegno luci Gianni Staropoli
disegno sonoro Federica Furlani 
immagini di Maddalena Parise / Lacasadargilla

produzione Centro Teatrale Bresciano e Proxima Res

La materia oscura prende le mosse dalla figura di Ettore Majorana, il noto fisico italiano collaboratore di Enrico Fermi di cui si perdono le tracce nel 1938, per aprire una riflessione più ampia su alcuni aspetti di grande fascino del pensiero scientifico moderno e di qui, con uno scarto logico solo apparentemente incongruo, sull’arte teatrale. Scopriremo che il mistero della scomparsa di Majorana, il concetto di realtà nella fisica quantistica e il mestiere dell’attore hanno inaspettatamente qualcosa in comune....

Sull’enigma che accompagna la sparizione di Majorana si è molto dibattuto; la drammaturgia elaborata da Davide Carnevali evita di concentrarsi esclusivamente sulla misteriosa conclusione della parabola umana dello scienziato per dare spazio, da un lato, alla profonda coerenza che ha accompagnato tutta la traiettoria accademica del fisico catanese, e dall’altro a ciò che precede la sua fine: e cioè la meticolosa preparazione della propria scomparsa o, in termini più astratti, la riflessione stessa sull’idea dello scomparire.

Di qui lo sguardo si allarga su un fondamentale e accattivante problema messo in campo dalla fisica quantistica: la relazione tra ciò che esiste e ciò che appare nella misurazione, nella definizione; e in ultima istanza l’indagine stessa su cosa sia davvero la realtà. Ed ecco entrare in campo, a sorpresa, il teatro: il fatto che l’ambito di ricerca di Majorana fosse la fisica delle particelle offre un inaspettato ma formidabile spunto di riflessione sull’arte teatrale. A principio del XX secolo la fisica ha cominciato a dubitare che la realtà corrisponda a qualcosa di concepibile secondo i canoni della logica classica. Ha messo in crisi l’idea di ordine, rivalutando il caos; l’idea di tempo, rivisitando il concetto di storia. A ben vedere ciascuna di queste problematiche riguarda in modo bruciante anche il teatro: perchè il teatro è il luogo in cui i concetti di realtà, ordine, storia e oggettività si rimescolano in continuazione, entrano in crisi, producono nuove forme. Un cast di formidabili attori come Tindaro Granata, Caterina Carpio, Francesca Porrini ed Emiliano Masala, sotto la guida di un regista d’eccezione come Carmelo Rifici, ci conduce per mano in un viaggio che intreccia cronaca, scienza, filosofia e passione civile alla scoperta di come il teatro possa e debba conservare l’ambizione di essere non solo luogo di rappresentazione della realtà, ma innanzitutto luogo di produzione e creazione di una nuova realtà, per non perdere la sua vocazione essenziale: difendere e promuovere la libertà d’immaginazione, essere luogo vivo della comunità, suo specchio inquieto e indispensabile.

Teatro Mina Mezzadri