La Monaca di Monza

Produzioni CTBLa Palestra del Teatro

di Giovanni Testori
adattamento per tre voci e regia Valter Malosti
con Federica Fracassi, Vincenzo Giordano, Giulia Mazzarino
scene e luci Nicolas Bovey
costumi Gianluca Sbicca
cura del movimento Marco Angelilli
progetto sonoro Valter Malosti
suono e programmazione luci Fabio Cinicola
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Franco Parenti, TPE - Teatro Piemonte Europa, Teatro di Dioniso
con il sostegno di Associazione Testori

 

Il personaggio della Monaca di Monza è entrato nell’immaginario collettivo per il ritratto nero ed inquietante che ne fece Manzoni nel suo romanzo. Un ritratto magistrale ma volutamente omissivo, che tacque gli aspetti più feroci e scabrosi della vita tragica di una donna realmente esistita. Quella donna era Suor Virginia, al secolo Marianna De Leyva, figlia di un potentissimo casato nobiliare spagnolo insediatosi a Milano. Giovanni Testori – sulla scorta della pubblicazione negli anni Sessanta degli atti del processo che subì Marianna per i suoi delitti, e che la consegnò per 14 anni alla segregazione in una cella dalla porta murata – volle posare il suo sguardo inquieto e poetico su quelle vicende, per restituire voce e corpo alla vita disgraziata e violenta di questa donna e dei personaggi che ruotarono intorno al nero vortice dei fatti che la travolsero: il corrotto e corruttore Gian Paolo Osio, l’eroe sconcio e sanguinario della storia che rapisce Marianna in un amore malato e impossibile; la novizia Caterina, trucidata dai due perchè non riferisse del loro legame... Testori compie una scelta spiazzante: i personaggi sono tutti già morti, e condannati a raccontare - come in una tremenda ed ipnotica sessione giudiziaria - i fatti, le pulsioni e le tragiche conseguenze che hanno segnato le loro esistenze dissipate. Oggi un regista del calibro di Valter Malosti riallestisce questo capolavoro testoriano, realizzando un efficace adattamento a tre attori che illumina l’andamento da feroce confessione del testo, l’urgenza spasmodica di raccontare dei personaggi, e inchioda lo spettatore alla sedia, come se fosse il primo testimone di questa infernale e troppo umana storia. In una cornice scenica che sigilla i personaggi in tre nere teche-acquario - attraversata da luci livide spettrali e da una partitura sonora inquietante - si dipana un funesto intreccio di passione e morte, che non lascia spazio ad alcuna redenzione. Federica Fracassi, una delle più sensibili e talentuose interpreti della nuova scena, veste con bravura sconcertante i panni di Marianna, ripercorrendo la parabola di una vita dannata sin dal concepimento, avvenuto con un atto brutale del padre su una delicata figura di madre, per poi rievocare la monacazione imposta dalla famiglia, il disgusto e la tristezza per una scelta forzata e per la privazione della libertà, il rifugio oscuro nella passione divorante e malata per Gian Paolo, gli omicidi reiterati, i complotti, l’orgoglio feroce e disperato della caduta nel male. Una vita tormentata e maledetta, come di una bestia in gabbia, un feroce atto d’accusa al mondo, fino alla estrema, blasfema e disperata chiamata in giudizio di Dio, per aver voluto così com’è l’intera creazione.

Teatro Mina Mezzadri