da Luigi Pirandello
regia Antonello Capodici
con Pippo Pattavina, Marianella Bargilli
e con Rosario Minardi, Gianpaolo Romania, Mario Opinato
musiche originali Mario Incudine
produzione ABC produzioni, ATA Carlentini

Una ironica, paradossale, spiritosa versione teatrale del capolavoro pirandelliano.
L’ultimo grande romanzo dello scrittore agrigentino può considerarsi la summa del suo pensiero, della sua sterminata indagine sull’Essere e sull’Apparire, sulla Società e l’Individuo, sulla Natura e la Forma.
In questa straordinaria opera, Pirandello raggiunge il culmine della sua riflessione sulla frantumazione dell’identità, sulla follia e sul rischio di annullamento di sé, cui può andare incontro l’essere umano nel suo rapporto con le grandi sovrastrutture sociali, economiche e culturali come lo Stato, la Famiglia, il Matrimonio, la Religione, il Capitale...
L'autore stesso, in una lettera, lo definisce come il romanzo "più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita".

Pippo Pattavina, attore tra i più noti e amati del teatro siciliano e nazionale, dona al protagonista Vitangelo Moscarda, detto Gengè, una complessa e raffinatissima presenza scenica, dandogli una connotazione sulfurea, ambigua, provocatoria e persino spiazzante.
Al suo fianco la meravigliosa Marianella Bargilli e un cast di bravissimi attori che dividono le vicende e i ricordi insieme a Gengè, muovendosi in un allestimento arioso, scenicamente sorprendente, un luogo “non-luogo” che può essere la mente del protagonista, ma anche una cella, una stanza d’ospedale o di manicomio.

Una scatola magica colma di visioni ed evocazioni, per raccontare una delle più grandi storie della nostra letteratura, un inno altissimo alla forza redentrice del relativismo e al sollievo liberatorio dell’umorismo contro le convenzioni, il malessere e le nevrosi che affliggono l’uomo e la società contemporanei.

Teatro Sociale


soci fondatori
con il contributo di