Avevo un bel pallone rosso

Produzioni CTBBrescia Contemporanea

di Angela Demattè
regia Carmelo Rifici
con Andrea Castelli e Francesca Porrini
scene e costumi Paolo Di Benedetto
musiche Zeno Gabaglio
luci Pamela Cantatore
produzione Centro Teatrale Bresciano, LuganoInScena, TPE Teatro Piemonte Europa

 

...Avevo un bel pallone rosso e blu, ch’era la gioia e la delizia mia. S’è rotto il filo e m’è scappato via, in alto, sempre più su. Son fortunati in cielo i bimbi buoni, volan tutti lassù quei bei palloni.” Questa filastrocca era scritta su un quaderno di Margherita bambina. Quasi un’allegoria strana, onirica, dell’anelito di tutta una vita. Questa bambina sarebbe poi diventata, per tutti, Mara Cagol. Attraverso i dialoghi tra Margherita e suo padre si racconta la vicenda di una ragazza cattolica nata in una città di montagna, poi diventata una delle fondatrici delle Brigate Rosse. Soprattutto, si delinea il rapporto drammatico tra un padre e una figlia, segnato da un affetto profondo, nel quale tuttavia la storia e le scelte personali scaveranno un solco terribile. Carmelo Rifici dirige una pièce dove tutto, dal linguaggio ai troppi silenzi, dà l’immediata sensazione di un eccessivo “non detto”. Qualcosa di freddo e struggente allo stesso tempo, che è proprio di un’epoca burrascosa come fu quella che dal ’68 portò alla stagione del terrorismo e agli Anni di Piombo. Di quell’epoca si cerca di raccontare anche l’aberrazione del linguaggio ideologico, che contribuirà a provocare la frattura finale tra Margherita e suo padre. Uno spettacolo che indaga il mistero che rimane all’interno di un affetto, anche oltre il distacco così grande consumatosi tra un padre e una figlia.


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