di Ghiannis Ritsos
traduzione Nicola Crocetti
regia Andrea Chiodi
con Elisabetta Pozzi
musiche Daniele D’Angelo
produzione Centro Teatrale Bresciano

Chi non è rimasto affascinato dalla figura di Elena, una delle più belle donne dell'antichità? Per lei si scatenò a Troia una sanguinosa guerra durata dieci anni.
Eppure un'altra Elena si scopre ai nostri occhi nel monologo lirico che Ghiannis Ritsos compose nel 1970. La versione del mito che ci offre il poeta greco è un vero e proprio ribaltamento dell'immagine di Elena che la tradizione letteraria ci ha donato.
La Elena interpretata da Elisabetta Pozzi ha rinunciato alla bellezza effimera, scivolata via ormai molti anni addietro: la sua bellezza adesso è ben altra, quella dell’esperienza. L’esperienza di una vita vissuta all’insegna dell’amore, tra le braccia forti dei vari amanti trepidanti per lei: quell’amore diventato adesso un ricordo che non genera più alcuna passione, ma solo malinconia e forse rimpianto.
Questa Elena è una donna del presente, a noi più vicina, quasi un’amica che tra un bicchiere di whisky e una sigaretta si confida ad un soldato o al fantasma di un amante valutando la propria esistenza, eccezionale certo, ma che adesso sta volgendo alla fine.
In una scena che potrebbe evocare un vecchio locale o un’abitazione che porta il segno del tempo, si aggira, come una fantasma, una donna che torna con il pensiero, ossessivamente, a ciò che è stato, ad un’esistenza lontanissima dal presente, una vita fatta di memoria, glorie ed onori.
Offre di sé un ritratto assai impietoso ed ironico, non vergognandosi di presentare nella sua abitazione fatiscente quel degrado e senso di vuoto che ora la circonda, oramai derisa anche da ancelle irriverenti che le fanno dispetti.
Eppure la “vecchia” Elena di Elisabetta Pozzi oltre a regalare memorie, riflessioni, immagini che il tempo non scalfisce offre al suo pubblico il fascino eterno di chi ha acceso i cuori degli eroi, rendendo per questo anche lei un’eroina immortale.
Recitata con la classe della grande attrice al vertice della maturità espressiva, in un sapiente dosaggio di parole e gesti, sussurri e declamazioni, la storia della donna Elena si dipana di fronte agli spettatori, accompagnata dalle belle note della musica di Daniele D’Angelo.


Così la stampa:
“Magnetica sulla scena la Pozzi che anche in questo spettacolo conferma le sue maiuscole doti d’interprete, padroneggiando con naturalezza la variegata tavolozza di emozioni che caratterizzano il racconto. A rendere ancora più efficace l’interpretazione contribuiscono le belle musiche di Daniele D’Angelo che non si limitano solo a creare un tappeto sonoro ma si fondono perfettamente con la recitazione. Dal punto di vista visivo la regia di Andrea Chiodi riesce a creare momenti di grande intensità con assoluta semplicità. Tre artisti per uno spettacolo di grande efficacia che, una volta concluso, lascia una lunga coda di emozioni, che il pubblico ha premiato con applausi meritatissimi”. Teatro.it

Auditorium S. Salvatore - Rodengo Saiano