di Luca Doninelli
con Valentina Bartolo e Giovanni Franzoni
regia di Paolo Bignamini
scene e costumi Maria Paola Di Francesco
disegno luci Manuel Frenda
assistente alla regia Gianmarco Bizzarri
un progetto di Luca Doninelli e Gabriele Allevi
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati – deSidera

Un ormai anziano Alessandro Manzoni è alle prese con il bilancio di una vita, fa i conti con la sua opera e incontra per l’ultima volta il personaggio che più ama, Lucia.

In un dialogo che a poco a poco avvicina i due personaggi - idealmente e fisicamente grazie al suggestivo meccanismo della scena - Manzoni e Lucia, interpretati da Giovanni Franzoni e Valentina Bartolo, si rispecchiano l'uno nell'altro e trovano, insieme, la forza di affrontare il passaggio più difficile: il congedo da se stessi e dalla vita.

Il Manzoni raccontato in questo testo di Luca Doninelli è un uomo alla fine della propria vita che deve ritrovare se stesso: ha davanti a sé un'ultima strada difficile da percorrere, un cammino che abbiamo pensato come fatto di soglie luminose, di porte immaginarie da varcare.
È un cammino inevitabile, un incontro che non può essere rimandato.
All'altro capo della strada c'è un personaggio misterioso, velato come una sposa e che solo ingannando noi stessi possiamo fingere di non conoscere.
Sotto quel velo c'è Lucia, una Lucia abbandonata nel passato, una Lucia “da svelare”. Manzoni torna da lei nel momento più buio, difficile e misterioso per un uomo: il passaggio dalla vita alla morte.
L'autore, di tappa in tappa, raggiunge il suo personaggio, e lo stesso movimento compie il personaggio verso il suo autore.
In quello specchio, come una vera e propria mise en abîme, i due si riflettono all'infinito, e i veli, le incrostazioni del tempo, il tempo stesso inteso come età anagrafica, svaniscono.

I personaggi dello spettacolo si muovono lungo una direttrice obbligata, uno spazio scenico ben delimitato: è la strada che devono necessariamente percorrere per incontrarsi.
Ma è anche un corridoio sospeso tra l'essenzialità simbolica che astrae - la suggestione nasce da un'installazione di architettura contemporanea dello Studio Nendo di Oki Sato dal titolo “Mimicry chairs” - e la matericità della terra grezza che sporca e contamina.
Uno di fronte all'altra, singolari e universali, Manzoni e Lucia si confessano il reciproco momento oscuro, l'istante muto di abbandono nell'esistenza che Doninelli chiama il loro “Sabato Santo”.
Quel giorno che sta tra la morte di Gesù e la sua risurrezione, il giorno nel quale tutto attende il proprio riscatto. È una voragine dell'anima, serve coraggio per affrontarla.
Lucia e Manzoni troveranno quella forza rinnovando la propria fede nel ricordo condiviso, dando vita a un “appuntamento impossibile” che noi sentiamo inevitabile e struggente.

Paolo Bignamini

Teatro Mina Mezzadri


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