di Massimo Recalcati
drammaturgia e regia Claudio Autelli
con (in o. a.) Salvatore Alfano, Tommaso Allione, Ludovica Angelini, Caterina Erba, Gabriele Martini, Michele Marullo, Pietro Moser, Emilia Tiburzi e Giorgia Zatti
scene e costumi Gregorio Zurla
luci Omar Scala
musiche originali Gianluca Agostini
cura del movimento Davide Montagna
assistente alla regia Elena Patacchini
produzione Teatro Franco Parenti, Centro Teatrale Bresciano
Siamo soli. Non ci sono piú padri. Solo figli. Non ci sono più nemmeno le madri.
Massimo Recalcati
Un’esistenza sul confine tra la vita e la morte, tra battesimo ed estrema unzione.
La nuda fede di una madre verso il battito del cuore del figlio.
Un vecchio soldato, sopravvissuto alla guerra, insegna la forza del passo nella neve.
Sullo sfondo i ricordi di una vita e la presenza incombente della fine. Una preghiera nel nome della vita che non vuole morire.
“Il grande tema di Amen – dichiara Massimo Recalcati – è la resistenza della vita non solo al destino ineluttabile della morte, ma soprattutto alla tentazione della morte. Come può la vita essere viva anche dove c’è la presenza della fine?”.
Il testo racconta la lunga notte di un ragazzo, in bilico tra sogno e realtà, circondato da frammenti di vita, ricordi, presenze. Accanto a lui, una madre vigile e un soldato venuto da un’altra epoca, che insegna la resistenza come ritmo e respiro.
Amen, primo testo teatrale di Massimo Recalcati, è un viaggio interiore che indaga il rapporto tra nascita e morte, tra il bisogno di capire e l’impossibilità di afferrare un senso definitivo.
Claudio Autelli firma la regia di uno spettacolo corale, in cui un gruppo di giovani attori dà corpo e voce a immagini, pensieri e memorie del protagonista. La scena si fa archivio di emozioni e vissuti, uno spazio sospeso dove biografia e riflessione esistenziale s’intrecciano. Un’indagine sulla fragilità dell’essere umano, sul tempo che ci attraversa, sulla ricerca ostinata di un modo per restare.
“Sin da ragazzo, da quando avevo vent’anni – annota l’autore – volevo scrivere di teatro. Ero un vero appassionato di teatro, mangiavo pane e teatro. Durante il primo lockdown ho cominciato a scrivere un testo. Mentre scrivevo attorno c’era la morte. Amen è la parola che consacra la possibilità che la vita possa esistere anche dove è la morte, che la morte non possa essere l’ultima parola sulla vita.”