testo e regia Gioele Dix
con Gioele Dix
disegno luci Cesare Agoni
aiuto regia Beatrice Cazzaro
produzione Centro Teatrale Bresciano
con Giovit
Una stanza vuota, linda, lineare. Una parete di fondo nera,
come una grande lavagna.
Un uomo entra e si guarda attorno. È calmo, ma disorientato. Gli pare di aver perso la memoria, almeno in buona parte. Vorrebbe recuperarla, sente che è lì per fare il punto sulla sua vita, ma al momento ricorda solo futilità e storielle. E intuisce che il suo buonumore non potrà durare in eterno. La sua mente è ormai satura di immagini, troppe immagini, e cerca così il soccorso benefico che soltanto le parole possono dargli, giuste o sbagliate che siano. Chissà, forse la sorprendente scatola magica in cui è capitato, così riparata dal mondo, così sicura, sarà il luogo più adatto per ritrovarle...
Gioele Dix torna in scena con Arrivato a questo punto, testo originale dedicato alla forza evocativa del teatro, denso di pensieri e spunti comici. Il protagonista svolge un’indagine su sé stesso, una sorta di inventario – fra occasioni colte al volo e appuntamenti mancati – per raccontare come va la vita di questi tempi, la sua e la nostra. A guidarlo nel labirinto della memoria molti suoni ed effetti: una voce lontana, un rumore familiare, una melodia improvvisa. Ogni eco diventa una chiave, ogni nota una rivelazione.
In Arrivato a questo punto Dix alimenta la sua scrittura con vicende pubbliche e private, frammenti letterari, invettive liberatorie. Parla di libri prestati e mai restituiti, di automobili che odiano i loro autisti. Racconta di epiche brutte figure e di liste della spesa scritte solo per uscire di casa. Elogia la pigrizia come forma di saggezza e pure le chiacchiere apparentemente vacue sulle chat. Racconta di figli che ridono nel sonno e di padri ridotti al silenzio dal dolore. Una narrazione che devia di continuo dal proprio percorso, ma grazie alle divagazioni non perde il filo.
Nel finale, il protagonista ritroverà il bandolo della memoria grazie a un ricordo che per troppo tempo aveva scelto di tenere sepolto. E sarà un suono ostile e misterioso, diventato nel frattempo familiare, a riconciliarlo con la sua esistenza.
Fino alla prossima amnesia, volontaria o involontaria che sia.
Arrivato a questo punto è uno spettacolo che oscilla tra comico e tragico, senza mai cedere all’enfasi. Perché solo l’ironia sa proteggere i sentimenti dalla retorica. Il protagonista ride di sé stesso e della propria memoria infedele e nel farlo si riappropria della sua identità confusa.
Con questo nuovo titolo, Gioele Dix fa un’aperta dichiarazione d’amore al teatro e alla cura antica che dedica alla parola, in un tempo in cui ci si fida quasi esclusivamente delle immagini. E chiede al pubblico di farsi complice, convinto che la riflessione sia ancora una forma di piacere da condividere.