ideazione, regia, video, luci e musiche Rajeev Badhan
drammaturgia Massimo Sgorbani
con Elena Strada, Sofija Zobina e in video Isabella Nefar
assistenti alla regia Harbans Badhan e Alberto Baraghini
produzione SlowMachine 2025
con il sostegno del Ministero della Cultura
Parola teatrale, video, nuovi linguaggi. Rajeev Badhan porta a Brescia la sua ultima creazione che definisce come “un potentissimo affresco femminile tanto spirituale, quanto fisico e violento, dove riaffiora un tempo di guerra che ritroviamo più che mai ancora nell’oggi”.
Tra l’oriente dei Balcani e le sponde del Mediterraneo, vanno in scena tre capitoli di una stessa storia, tre universi femminili che si fondono attraverso tecnologie differenti. Sono storie di violenza e martirio, “tre canti per voce e tempesta” in cui vediamo protagoniste le bravissime Elena Strada e Sofija Zobina.
Al centro del Primo Canto è la figura di una donna ispirata alle mistiche Angela da Foligno e Veronica Giuliani, un’evocazione dell’estasi della fede e del tormento del corpo: le immagini si fanno carne e la voce si trasfigura in luce e suono. Nel Secondo Canto, una donna kosovara attende e sopravvive a una guerra lontana e interiore allo stesso tempo. Il video moltiplica lo sguardo, frammenta il presente, costruisce una geografia dell’assenza. Nel Terzo Canto, una donna palestinese, sterile, trova nel sacrificio kamikaze una forma di santità: il suo gesto esplode nella materia video, che la eleva, la dissolve, la condanna e la beatifica.
Badhan compone uno spettacolo potente, una riflessione sulla santità, sulla violenza e sull’identità femminile in un mondo che consuma.