di Ghiannis Ritsos
traduzione Nicola Crocetti
regia Francesco Biagetti
con Elisabetta Pozzi
musiche Daniele D’Angelo
luci Cesare Agoni
scene Guido Buganza
cura del movimento Claudia Monti
produzione Centro Teatrale Bresciano
In accordo con Arcadia & Ricono Srl
per gentile concessione di Ery Ritsou
Elisabetta Pozzi, fuoriclasse assoluta della scena italiana, da molti anni lavora intorno agli archetipi della tragedia greca e alle riscritture offerte nel corso dei secoli dei grandi Miti classici.
Più volte interprete nel corso della sua carriera di Medea, Ecuba, Lisistrata, ha condiviso con il pubblico bresciano numerosi passaggi di questo suo intenso percorso di ricerca interpretativa e culturale: basti ricordare l’Elektra di Hofmannsthal e le recenti produzioni CTB Elena, Troiane e Cassandra.
È ora la volta di Fedra, che Elisabetta Pozzi porta in scena nella versione offertane da Ghianni Ritsos, che si ispirò alla figura dell’infelice moglie di Teseo, innamoratasi del figliastro Ippolito, per comporre uno dei monologhi di Quarta dimensione, il ciclo poetico che il grande poeta greco scrisse nei giorni dell’esilio cui lo costrinse la dittatura dei colonnelli.
Avvalendosi dello sguardo colto e originale di un giovane regista di talento, Francesco Biagetti, e della raffinatissima partitura musicale e sonora composta da Daniele D’Angelo – che dà vita a un vero e proprio melologo – Elisabetta Pozzi ci porta dentro l’universo sofferto di una donna abitata dal potere tirannico di Eros, che la condurrà sulle soglie di una tragica morte autoinflitta.
Ad arricchire la tessitura linguistica dello spettacolo contribuiscono i movimenti coreografici di Claudia Monti.
La Fedra di Ritsos è immersa in una quotidianità dai tratti contemporanei, e tuttavia il suo racconto si dispiega in un tempo sospeso e dilatato, in cui riverberano occulti e oscuri echi della natura e dell’inconscio; è un carattere lucido e contraddittorio, in continua oscillazione tra l’altezza della parola mitica con cui ripercorre la sua vicenda, e l’incomunicabilità tutta terrestre e concreta di un amore impossibile, che si consuma dentro una infinita solitudine.
Ma Fedra – un archetipo oscuro che attraversa tutta la letteratura occidentale, da Euripide a Seneca, da Racine fino a D’Annunzio – diventa, nelle parole di Ritsos, anche una straordinaria metafora dell’amore travagliato del poeta per la sua patria, del muro di incomunicabilità tra lo scrittore e la sua terra, oppressa dal regime.
Un testo di abbacinante poesia e bellezza, antico e contemporaneo al tempo stesso – come sono tutti i veri grandi capolavori – che l’eccezionale interpretazione di Elisabetta Pozzi arricchisce di infinite e struggenti sfumature.