di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
regia Gabriele Russo
con Michele Di Mauro, Giuseppe Sartori, Alessio Piazza, Anna Rita Vitolo
scene Roberto Crea
costumi Enzo Pirozzi
disegno luci Roberto Crea e Giuseppe Di Lorenzo
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
produzione Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini, Teatro Biondo di Palermo
“Nel teatro, la famiglia resta la zona sismica per eccellenza – scrive Gabriele Russo nelle sue note –. Da Sofocle in poi, è il terreno dove si consuma la frattura tra il bisogno d’amore e la necessità di difendersi dall’amore stesso. Dentro un mondo che sembra aver superato il proprio apice di senso, torno a Finale di partita di Beckett partendo da lì: dalla famiglia come ultimo rifugio e, insieme, ultima prigione”.
L’appartamento di Hamm e Clov è una casa reale, decadente, impoverita. Le finestre non si aprono più, i genitori vivono da anni nel bagno – non in un’astrazione scenica, ma in una vasca che odora di ruggine e ricordi. Tutto ciò che li circonda è vero, tangibile, ma anche fragile come una memoria che si sbriciola.
Il riferimento al periodo della pandemia resta sottotraccia, non dichiarato. Non serve nominarlo: è rimasto nel corpo degli attori, nei loro respiri trattenuti, nella distanza con cui si parlano. La segregazione, la stanchezza, la convivenza forzata sono esperienze che oggi riconosciamo senza bisogno di metafore.
Finale di partita diventa così una radiografia del nostro tempo: non un’allegoria filosofica, ma una storia d’amore e di sopravvivenza. La partita è ancora la stessa, ma il finale non è più un concetto astratto. È la resa quotidiana che ciascuno di noi compie di fronte all’altro, nel tentativo – disperato e tenerissimo – di restare vivo.