di Niccolò Machiavelli
con Massimo Venturiello
e la partecipazione di Maurizio Micheli
con Antonella Piccolo
e con Guglielmo Poggi, Marco Imparato, Martina Fatighenti, Enrico Spelta, Matilde Pettazzoni
regia Guglielmo Ferro
scene Fabiana Di Marco
luci Rosario Calvagna
costumi Adele Bargilli
musiche Massimiliano Pace
produzione Teatro Quirino Centro di Produzione, Officina Teatrale

Callimaco è il manager rampante, privo di qualsiasi morale: per lui l’inganno è una competenza professionale. Messer Nicia, invece, è il CEO anziano che non comprende il mondo che cambia.
Con queste premesse rivive in scena il capolavoro di Machiavelli in una versione completamente rivisitata da Guglielmo Ferro, con Massimo Venturiello e Maurizio Micheli protagonisti. Trasposto in un presente dominato dalla finanza, dal profitto e dall’apparenza, il carosello di personaggi ci presenta Lucrezia intrappolata in un sistema che la vuole “perfetta” e
la cui resa finale sarà lucida scelta di sopravvivenza e di potere. Fra Timoteo diventa un consulente etico, un leader spirituale mediatico che usa il linguaggio della morale per giustificare qualunque azione. Ligurio, l’incarnazione del fine che giustifica i mezzi, è il lobbista, vero motore dell’azione: sa come funzionano i meccanismi del potere e li sfrutta senza mai esporsi.
“La Firenze rinascimentale diventa la City globale – spiega Ferro –, un grattacielo di vetro e acciaio dove tutto è trasparente solo in superficie. I personaggi agiscono mossi dal desiderio, dalla convenienza e dall’opportunismo. La commedia si fa così satira feroce del capitalismo contemporaneo, dove ogni relazione è una transazione. È il potere come manipolazione, la morale come strumento retorico, il corpo e il desiderio come merce. In sintesi, la vittoria dell’intelligenza amorale”.

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