uno spettacolo di mentalismo femminista ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy
di e con Marta Cuscunà
liberamente tratto da Incantagioni di Mariano Tomatis
scene Paola Villani
assistenza alla regia Marco Rogante
produzione Etnorama - Cultura per nuovi ecosistemi in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile di Bolzano
con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Molti numeri che hanno fatto la storia della magia ricalcano un copione di chiara matrice sessista: uomini che per dare prova del loro potere, usano come strumento il corpo di una donna che, intera o a pezzi, spesso sparisce.
Marta Cuscunà – autrice e perfomer già Premio Hystrio Altre Muse, Premio ANCT e Premio Enriquez – prova a restituire voce e presenza proprio a quelle donne invisibili, troppo spesso cancellate dalla scena e dalla storia, offrendo loro nuovi corpi in cui tornare a materializzarsi.

Lo spettacolo si ispira a Incantagioni dell’illusionista e scrittore Mariano Tomatis che da anni conduce ricerche sulla storia dell’illusionismo, con particolare attenzione alle questioni di genere e racconta la storia di Hersilie Rouy, nata a Milano nel 1814, figlia del mago Charles Rouy, celebre per i suoi spettacoli illusionistici.

Come la “Donna invisibile” che il padre faceva sparire sul palco, anche Hersilie finisce per “scomparire”, ma nella realtà: rinchiusa ingiustamente in vari manicomi francesi con il pretesto del suo interesse verso il sonnambulismo e il magnetismo animale.

Donna indipendente, compositrice e maestra di musica, Hersilie rappresentava una figura scomoda per la società patriarcale ottocentesca. Rapita e internata con un nome falso, Joséphine Chevalier, viene dichiarata morta e subisce anni di abusi, sedazioni e isolamento. Durante i quattordici anni di prigionia, Hersilie documenta tutto scrivendo con il proprio sangue un diario-denuncia che racconterà le violenze e le ingiustizie subite.
Per sopravvivere, trasforma le tecniche di illusionismo ereditate dal padre in strumenti di resistenza: messaggi segreti, identità fittizie, astuzie teatrali. Si firma con nomi simbolici — tra cui “Madame Pulcinella” — e organizza una rivolta diventando guida e voce delle altre internate dentro il manicomio della Salpêtrière, culla degli studi sull’isteria femminile.

La sua storia rivive sul palcoscenico come metafora di una straordinaria resistenza: una donna che non ha mai smesso di rivendicare la propria identità e la propria libertà, fino a ottenere, dopo la liberazione, la modifica della legge francese del 1838 sull'internamento manicomiale. Una vicenda potente che riporta alla luce una figura sorprendentemente moderna.

Teatro Renato Borsoni


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