di e con Giuseppina Turra
ispirato al libro La Signora del gioco di Luisa Muraro
spazio scenico Marco Cillis
musiche Fulvio Sigurtà e Maurice Durufle
video Leonardo Modonutto
disegno luci Cesare Agoni
costumi Margherita Baldoni
assistente alla regia Federica Cremaschi
produzione Centro Teatrale Bresciano
con il sostegno della Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia
Esiste un legame tra sogno e stregoneria. E un legame esiste anche nella profonda analogia tra il gioco e il sogno, perché nell’una come nell’altra situazione si fanno esperienze straordinarie, si usa si consuma, senza che l’ordine delle cose ne sia alterato, alla fine tutto ritorna come prima.
Luisa Muraro
Una donna torna a parlare dal cuore della storia. È Benvegnuda Pincinella, nata a Nave e arsa sul rogo in Piazza della Loggia dopo essere stata inquisita due volte per stregoneria nei primi decenni del Cinquecento. La scena diventa lo spazio in cui la sua voce riemerge, attraversando memoria, visioni e frammenti di un passato che non smette di interrogare il presente.
Pincinella prende forma come presenza viva e inquieta: una donna che racconta e reinventa se stessa, sospesa tra documento storico e immaginazione, tra le parole del suo tempo e quelle di oggi. Il racconto si muove così in un continuo slittamento tra epoche diverse, dove immagini, suoni e presenze costruiscono una dimensione scenica capace di evocare il suo mondo interiore e la violenza della storia che l’ha travolta.
Al centro rimane una domanda: chi è davvero questa donna? La sua figura nasce dall’incontro tra le testimonianze dei processi e uno sguardo contemporaneo che prova a rileggerle, facendo emergere una voce femminile rimasta troppo a lungo sepolta.
A fare da guida alla drammaturgia è Luisa Muraro, autrice del saggio del 2006 da cui lo spettacolo trae ispirazione e titolo: una voce che affiora nella sua lucida analisi delle fonti processuali relative al secondo processo contro Pincinella, così come riportate nei Diarii di Marin Sanudo (1496–1533).
In un lavoro che trapunta le parole contemporanee di Muraro e quelle, in volgare cinquecentesco, di Pincinella, Giuseppina Turra trasforma questa vicenda in un’esperienza poetica e teatrale che restituisce alla memoria il suo potere più profondo: quello di parlare ancora a noi, oggi, e di rivelare quanto il passato sia meno lontano di quanto crediamo. Prende forma così un “presente poetico” che, nella riflessione di Giuseppina Turra, appare come l’unico spazio capace di custodire la potenza pacificatrice del linguaggio nei corpi.