di Jean Genet
regia Guglielmo Ferro
con Nadia De Luca, Fioretta Mari, Francesca Ferro
scene Salvo Manciagli
costumi Sartoria Pipi–Palermo
light design Santi Rapisarda
produzione Associazione Culturale Progetto Teatrando

L’intero dispositivo scenico è una “camera delle prove” delle due sorelle. Claire e Solange non mettono in scena solo Madame: mettono in scena sé stesse mentre tentano di esistere. Ogni rito è una prova generale mai compiuta. La messinscena enfatizza la cornice meta-teatrale: vediamo il gioco, vediamo chi lo gioca, e vediamo le crepe. L’io è una maschera che scivola. Le protagoniste cercano un’identità attraverso la ripetizione del ruolo della padrona, ma più imitano, più scompaiono. Il teatro diventa laboratorio identitario: il personaggio “Claire” e “Solange” sono tanto fragili quanto la loro capacità di performare “Madame”. Sotto le divise da domestiche, strati di abiti incompleti di Madame. Il gesto di “vestirsi” di Madame è visibile, faticoso, mai perfetto: spilli a vista, orli grezzi, tacchi troppo grandi. La maschera non calza: è il segno della crisi identitaria. Ogni oggetto ha una funzione drammaturgica doppia: realistico e rituale. Le chiavi tintinnano come campanelli d’iniziazione; i fiori avvizziscono durante lo spettacolo. Madame appare come corpo reale ma trattato come icona scenica. La sua realtà è più “teatrale” delle serve: rovesciamento che espone il paradosso del potere come pura rappresentazione. Anche assente, Madame permane nei suoi oggetti e nei gesti imitati. La sua identità è un copione scritto addosso alle serve. Il tutto è permeato non da una complicità ironica, ma da una richiesta di essere testimoni di una nascita mancata. Il desiderio di essere Madame è anche desiderio di essere viste. L’identità nasce dallo sguardo dell’altro. Il potere borghese si manifesta come padronanza del gesto. Le serve apprendono il gesto ma non il possesso del segno: resta sempre un “quasi”, perché ogni cerimonia è la stessa e diversa. Il fallimento non è errore ma condizione: l’identità si cerca perché non la si possiede.

Teatro Mina Mezzadri


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