di Luigi Pirandello
con Franco Branciaroli, Alessandro Albertin, Valentina Violo, Ester Galazzi, Emanuele Fortunati
regia Paolo Valerio
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
luci Gigi Saccomandi
movimenti di scena Monica Codena
video Alessandro Papa
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro Biondo di Palermo
“Le cose che si sanno, non significano allora più nulla!”. La battuta del conte Romeo Daddi condensa tutta l’inquietante destabilizzazione che attraversa Non si sa come, ultima opera compiuta di Luigi Pirandello. Un testo magnetico e perturbante che scava nelle zone più oscure della coscienza e mette in crisi l’idea stessa di identità e responsabilità.
A novant’anni dalla sua prima rappresentazione, Paolo Valerio sceglie questo capolavoro per proseguire il suo percorso di indagine nell’animo umano, iniziato con La coscienza di Zeno. Forte della lezione sveviana, il regista approda ora alla scrittura spietata di Pirandello, che esplora con lucidità implacabile le crepe della razionalità e il confine fragile tra coscienza e istinto.
Protagonista è Franco Branciaroli, interprete di straordinaria autorevolezza, capace di attraversare con naturalezza i grandi ruoli di Shakespeare e Goldoni e di restituire qui tutta la complessità del conte Romeo Daddi. Attorno a lui si muove un gruppo di personaggi appartenenti a un ambiente colto e raffinato, convinti di dominare la propria vita attraverso la ragione e il controllo. Ma improvvisamente una rivelazione sconvolge quell’equilibrio apparente: un gesto compiuto “non si sa come”, un impulso improvviso e inspiegabile, un “delitto innocente” che sfugge alla volontà e alla coscienza.
La vicenda prende avvio quando Daddi confessa all’amico Giorgio Vanzi di aver baciato la moglie di lui durante una festa, senza comprenderne davvero la ragione. Da quella confessione emerge progressivamente un passato oscuro e inquietante: lo stesso Daddi ha ucciso anni prima un uomo, anche allora senza sapere perché. Il dramma si trasforma così in un vertiginoso confronto tra colpa, responsabilità e inconscio, dove i personaggi sono costretti a interrogarsi su quella forza irrazionale che può irrompere nella vita e travolgere ogni certezza morale.
Ne nasce un’analisi lucida e inquietante della psicologia umana, sorprendentemente attuale, che interroga direttamente il pubblico contemporaneo. La regia di Valerio amplifica questo viaggio interiore attraverso un dispositivo scenico che integra teatro e linguaggi multimediali, trasformando immagini e proiezioni in veri e propri leitmotiv visivi delle tensioni interiori dei personaggi.
Il risultato è uno spettacolo dove la parola pirandelliana si fa materia viva e dove la scena diventa lo spazio in cui l’identità si incrina e l’io rivela la presenza inquieta di un “secondo io”, capace di emergere quando meno ce lo aspettiamo.