Se dicessimo la verità
Ultimo capitolo

da un’idea di Giulia Minoli
scritto da Giulia Minoli ed Emanuela Giordano
regia Emanuela Giordano
cast in via di definizione
produzione Centro Teatrale Bresciano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
Lo spettacolo è parte integrante de Il Palcoscenico della legalità, un progetto di CCO-Crisi Come Opportunità

La nostra indifferenza è il male peggiore. In questi tredici anni di ricerca sulle mafie, ci ha molto colpito il coraggio di alcune donne. Non sempre frutto di coscienza civica e di coerenza etica, è anche, a volte, il coraggio della disperazione. È vero, nei clan mafiosi, quando mariti, padri e fratelli finiscono in carcere o vengono ammazzati, le mogli, le sorelle, si assumono il compito di salvaguardare la “cultura” e gli interessi della famiglia, ma non tutte si adeguano a queste leggi non scritte, specie se si rendono conto che i loro figli sono condannati allo stesso destino. Arrivano allora a rifiutarne le logiche, i ricatti, gli interessi, la violenza brutale e vendicatrice. Ma chi denuncia paga un prezzo altissimo in termini di ostracismo sociale, di giudizio sommario: è una mitomane, un’esaltata, nei casi di abusi sessuali una che se l’è andata a cercare. E non importa se sei una bambina, hai comunque provocato, sedotto, acconsentito. In un contesto mafioso o in ambienti collusi e fortemente degradati, persino i parenti più stretti volteranno le spalle alla vittima.
Per questo, raccontando la criminalità organizzata, mettiamo in scena anche l’ignoranza, il pregiudizio, la complicità sociale, l’annullamento del corpo femminile, quel corpo spesso giovane e fragile che diventa merce di scambio, un passa tempo a costo zero. In certe aree del nostro paese gli abusi e gli incesti sono quasi organici a un sistema aberrante ancora tollerato. È un codice culturale che permette il “sacrificio” o meglio “l’annullamento” del corpo femminile. Per quanto ancora? Abbiamo conosciuto chi ha denunciato umiliazioni e violenze indicibili, chi si espone in prima persona in contesti ostili e omertosi, chi ha dovuto assumere una nuova identità, chi indaga, studia, non si arrende,
pretende giustizia, fa rete. Immaginiamo di avvicinarci ad alcune di queste storie, unendole idealmente in un unico racconto corale che cerca di rompere la bolla di indifferenza in cui ci siamo rifugiati per farsi spazio nei nostri pensieri quotidiani costringendoci a considerare le loro vite come parte di noi. Non mettiamo in scena la pura cronaca dei fatti, ci avviciniamo a corpi vivi, lacerati, eppure incredibilmente capaci di resistere e reagire.
Il nostro spettacolo vuole accorciare le distanze tra adulti e ragazzi, tra insegnanti e genitori, racconta storie e pone domande come abbiamo sempre cercato di fare, coinvolgendo un pubblico di tutte le età.
Emanuela Giordano e Giulia Minoli

Teatro Renato Borsoni


Partner CTB