di Dino Buzzati
con Maria Paiato
regia Giulio Costa
luci Cesare Agoni
produzione Centro Teatrale Bresciano
Dopo il successo delle letture Il nero, il rosso e il blu, Gentiluomo in mare e Il fantasma di Canterville, Maria Paiato torna a collaborare con il Centro Teatrale Bresciano con la sua originale interpretazione di uno strepitoso racconto, Sette piani di Dino Buzzati, con la regia di Giulio Costa.
Racconto emblematico della poetica di Buzzati, pubblicato per la prima volta nel 1937 e poi più volte rielaborato e incluso in importanti raccolte, Sette piani racconta la vicenda con protagonista l’avvocato Giuseppe Corte, che si ricovera in un moderno ospedale per un disturbo lieve. La clinica è organizzata in sette piani: in alto i malati meno gravi, in basso quelli destinati ai casi più seri. Corte viene accolto al settimo piano, convinto di guarire presto e tornare alla vita di sempre.
Nonostante le sue condizioni non peggiorino, una serie di decisioni burocratiche, errori, scrupoli medici e pretesti assurdi lo costringono a scendere progressivamente ai piani inferiori. Ogni trasferimento è accompagnato da rassicurazioni: i medici insistono sul fatto che non vi sia nulla di grave e che presto potrà tornare a casa. Tuttavia, la discesa appare inesorabile e indipendente dalla volontà del protagonista, che protesta, si ribella e ribadisce continuamente la propria sanità.
Giunto infine al primo piano, luogo desolato e privo di speranza, Corte si trova ormai solo e impotente. Le persiane della sua stanza cominciano lentamente a chiudersi, segnando simbolicamente il suo destino. L’ospedale diventa così metafora della vita e del percorso dell’uomo verso la morte: un cammino inevitabile, governato da leggi oscure e incomprensibili. Un racconto sorprendente che riflette sul rifiuto umano di accettare il limite, sull’illusione di poter controllare il proprio futuro e sull’angoscia dell’attesa, temi centrali nell’opera di Buzzati.
In questo vertiginoso viaggio, Maria Paiato, artista di straordinaria sensibilità e talento, restituisce ogni sfumatura del racconto con un’interpretazione intensa e cangiante, capace di attraversare con naturalezza ironia e inquietudine, leggerezza e abisso. La sua voce e il suo corpo danno forma all’incubo lucido di Buzzati, guidando lo spettatore dentro una discesa tanto implacabile quanto profondamente umana.