FIABA FEMMINA
dalle lettere di una Poetessa.

liberamente ispirato all’Epistolario di Emily Dickinson
drammaturgia e regia Monica Conti
con (in o.a.) Maria Ariis, Monica Conti, Bruna Rossi
scene e costumi Roberta Monopoli
luci Cesare Agoni
assistente alla regia Monica Ceccardi
produzione Centro Teatrale Bresciano

Lo spettacolo, liberamente ispirato all’Epistolario della grande poetessa Emily Dickinson, ha i contorni e l’atmosfera di una fiaba: due amiche s’incontrano in età diverse della loro vita.
Da adolescenti, corpo e anima, vita e poesia sono un’unica cosa e l’accordo tra loro sembra perfetto, inscalfibile ("uno e uno son uno").
Passano gli anni e le due amiche, ormai donne, scelgono strade diverse: una segue la via della vita familiare, si sposa ed è madre; l’altra segue la via solitaria e visionaria della poesia, si distacca a poco a poco dal mondo fino a rinchiudersi nella propria stanza. La separazione crea dolore, ma ci sarà uno spazio e un tempo in cui le due amiche si incontreranno nuovamente e ritroveranno l’Unità perduta.
Per arrivare a questo spazio sarà necessaria la spinta dell’Amore che permetterà di attraversare la Morte.
Il materiale drammaturgico indaga con un linguaggio intenso e serrato il mistero della natura femminile, portatrice di vita e di morte, ma anche dotata di creatività e spiritualità, ed è frutto di una lunga e appassionata ricerca che Monica Conti ha condotto intorno alla poetessa statunitense nell’ambito di un percorso artistico di rara coerenza e forza sugli archetipi del femminile, che l’ha portata a lavorare nel corso degli anni su Molière, Pirandello, Strindberg fino a Sarah Kane. A interpretare le due donne opposte e complementari sono due attrici di grande talento come Maria Ariis e Bruna Rossi, chiamate a dare voce all’anima pragmatica e concreta dell’una e a quella onirica, estatica, dolente dell’altra.
E come in ogni fiaba che si rispetti, in scena c’è anche una terza presenza misteriosa, una strega, una “donna Lupo” che guarda accadere la fiaba nello spazio reale e onirico del Teatro, con la consapevolezza beffarda che nello spazio della Storia tutto verrà (forse) dimenticato.

 

Teatro Mina Mezzadri


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