Oylem Goylem
31 dicembre 2022 – Versione speciale per la serata dell’Ultimo dell’anno con brindisi finale

di e con Moni Ovadia
e con Moni Ovadia Stage Orchestra
Maurizio Deho’ - Violino
Giovanna Famulari - Violoncello
Paolo Rocca - Clarinetto
Albert Mihai - Fisarmonica
Marian Serban - Cymbalon
Scene e costumi Elisa Savi
Progetto sonoro Mauro Pagiaro
produzione Centro Teatrale Bresciano, Corvino Produzioni

Un esplosivo Moni Ovadia torna sulla scena con Oylem Goylem, spettacolo culto, antidoto contro violenze, intolleranze e razzismi vecchi e nuovi, che in una sintesi tra racconto, musica dal vivo e risate ci presenta un affresco del popolo ebraico come non l’abbiamo mai visto.

Uno spettacolo che porta sulla scena la lingua, la musica e la cultura di quel popolo – inafferrabile miscuglio di tedesco, ebraico, polacco, russo, ucraino e romeno –, còlto nella condizione universale dell’Ebreo errante, del suo essere senza patria, sempre e comunque.

“Ho sempre pensato che la condizione dell’esilio – scrive Moni Ovadia – oltre ad avere connotazioni di carattere socio-giuridico-esistenziali, dovesse essere riconosciuta per caratteri “organolettici” e fra questi, di mio particolare interesse: il suono”. La musica, i canti, le ballate, le litanie, ma anche la voce che fa rivivere storielle, aneddoti e vivaci citazioni sono il cuore di questo lavoro che ci consegna un originale ritratto della cultura Yiddish.

Moni Ovadia e la sua Stage Orchestra costruiscono uno spettacolare pezzo di cabaret che ci fa ridere, sorridere ma anche commuovere, incrociando stili diversi, nell’alternanza continua dei toni e degli umori che lo pervadono, dal canto dolente e monocorde che fa rivivere il clima di preghiera della sinagoga, all’esplosiva festosità di canzoni e ballate composte per le occasioni liete. Una grande carrellata di umorismo e chiacchiere, battute fulminanti, citazioni dotte, scherzi e una musica che fa incontrare il canto liturgico con le sonorità zingare.

“So che i miei ascendenti hanno attraversato paesi, nazioni e perfino imperi – continua Ovadia – e le tracce di questi passaggi erano ancora ben visibili nei miei genitori, o mescolate fra di loro […]. Con una sorta di coazione a ripetere “postuma” mi sento pulsionalmente attratto a frequentare le lingue del vagabondaggio reale e, anche attraverso ogni possibile pastiche linguistico, a sognare di costruire vagabondaggi immaginari”.

Moni Ovadia torna sulla scena con uno dei vertici della sua produzione, uno spettacolo cult che da trent’anni porta in scena un’idea di memoria come progetto per il futuro.

 

Teatro Sociale


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