CADUTO FUORI DAL TEMPO

dal testo di David Grossman
edito in Italia da Mondadori 
progetto, elaborazione drammaturgica e interpretazione Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci e Marco Sgrosso
e Simone Zanchini dal vivo alla fisarmonica

disegno luci Loredana Oddone
cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
ideazione spazio scenico Elena Bucci, Giovanni Macis, Loredana Oddone
elementi di scena e costumi Elena Bucci e Marco Sgrosso
trucco e consulenza ai costumi Bruna Calvaresi
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
progetto a cura di Mismaonda
produzione Centro Teatrale Bresciano, TPE Teatro Piemonte Europa e ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
collaborazione artistica Le belle bandiere

Elena Bucci e Marco Sgrosso, meravigliosi artisti di straordinaria sensibilità e talento, si confrontano con uno dei maggiori scrittori della nostra epoca, David Grossman, rileggendo per il teatro una delle sue opere più toccanti, che ci parla della drammatica perdita di un figlio e del dolore di chi resta.

In un’epoca dove le culture dominanti tollerano con fastidio il lutto - dove si vive come se si fosse eterni, quasi infantili deità - Grossman si avventura con coraggio nel difficile viaggio dentro la morte e lo traduce in parole che riconosciamo autentiche e nostre. Questo testo poetico è un viaggio negli abissi che ci ricorda la funzione antica e profonda delle arti e l’importanza dei riti collettivi per la condivisone dei misteri del nostro passaggio nel mondo. Riscopriamo come letteratura e teatro possano metterci in comunicazione con gli avi e con coloro che non conosceremo. Percepiamo il coro di un’umanità che ha sempre cercato di trasformare in mito il racconto della morte e di fare del dolore di ognuno il dolore di tutti. Grossman, attraverso la scrittura, trasforma il dolore personale in parola poetica e universale che cura e consola permettendoci di vedere, dentro il nostro mondo colorato e rumoroso, la sua dimensione intima e silente.

"Ci trasporta in una dimensione intima e visionaria dove si può accettare l’assenza e compiere il rito del saluto che permette di tornare a vivere. Il lutto dei personaggi diventa il nostro lutto: nello spazio fuori dal tempo del teatro riaffiorano i ricordi, si aprono fessure che mostrano un “laggiù” che ognuno immagina e nessuno conosce. È là che vuole andare l’Uomo, dopo anni di silenzio, per andare in cerca del figlio, mentre la moglie, la Donna, resta, facendo un percorso diverso e parallelo che li avvicinerà. Lo Scriba delle cronache cittadine, un ex giullare incaricato dal Duca di prendere nota delle storie dei suoi sudditi che hanno perso i figli, ci guida in un paese sospeso tra diverse epoche dove incontriamo una Donna muta nascosta in una rete in riva al lago, un Ciabattino e sua moglie, la Levatrice, un Centauro costretto alla scrivania e alla scrittura, un Maestro di Aritmetica che canticchia all’infinito operazioni e formule, il Duca stesso. In una veglia di sogno tutti camminano insieme seguendo l’Uomo verso “laggiù”, per scoprire finalmente che “c’è respiro nel dolore, c’è respiro”, come sussurra la voce di un bimbo. In questo tempo disorientato, il teatro e le arti sono ancora uno spazio di catarsi: ci accorgiamo di avere raccontato in due, con l’aiuto della fisarmonica di Simone Zanchini, una favola dalle molte anime tutta colori e musica dove il dolore si trasfigura. Caduti fuori dal tempo".
Elena Bucci
 

"È un’opera in cui si precipita, risucchiati da un vortice di dolore che dalle prime righe si fa canto, le parole si moltiplicano facendosi sinfonia nella loro musicalità, che le rende “cuntu”: un compianto a due voci che si arricchisce di echi e sfumature nel librarsi dal buio iniziale verso lo spiraglio di una luce nuova. Personaggi e luoghi scolorano l’uno nell’altro e si intrecciano, e i drammi individuali si dissolvono in un inno di amore che riunisce tutti nella marcia verso il confine che separa i vivi dai morti, al cui cospetto forse sarà possibile ricominciare a vivere in una riconciliazione pacificata".
Marco Sgrosso

Durata dello spettacolo: 80 minuti senza intervallo

Teatro Sociale


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