creazione a serata intera per 16 danzatori
coreografia Johan Inger
musica originale Marc Álvarez
orchestrata con la direzione di Manuel Busto con l’Orquesta de Extremadura
dramaturg Gregor Acuña-Pohl
scene Curt Allen Wilmer (Asociación de Artistas Plásticos Escénicos de España) con Estudiodedos
costumi Bregje Van Balen
luci Fabiana Piccioli
direttore dell’allestimento Carlo Cerri
assistente alla coreografia Yvan Dubreuil
coproduzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, Centro Teatrale Bresciano

Paradigma antico e contemporaneo, il Don Giovanni continua a ispirare la riflessione e la ricerca, con la sua capacità di offrire sfumature e interpretazioni sempre nuove. Ed è la danza, in questo nuovo progetto, a donarci una emozionante lettura del mito del grande seduttore, immaginato dal coreografo Johan Inger in uno spazio scenico labirintico, in cui sedici danzatori si alternano in ruoli solistici e di gruppo, come in un Kammerspiel.

“Il mio Don Juan porta con sé un trauma che lo ha plasmato nel suo discutibile comportamento – racconta Inger –. Non è in grado di impegnarsi e può trovare soddisfazione solo nel qui e ora”.

In questo lavoro, già insignito del prestigioso Premio Danza&Danza 2020, Inger si confronta con oltre venticinque fonti, da Tirso de Molina a Molière, passando per Bertold Brecht e l’opera teatrale di Suzanne Lilar. Una drammaturgia – firmata da Gregor Acuña-Pohl – che si muove nell’alveo del balletto drammatico, portando in scena tutti i personaggi della storia originale, e che affida all’interpretazione di Leporello e del Commendatore l’innovazione principale della rilettura. Il primo, infatti, abbandona gli abiti di servitore per farsi rappresentazione dell’aspetto virtuoso e puro della personalità di Don Giovanni; il secondo, invece, è sostituito dall’introduzione del personaggio della madre.

Attraverso una lettura innovativa psicoanalitica e freudiana, Inger e Acuña-Pohl riscrivono la relazione tra il protagonista e il Commendatore, raccontandoci di un Don Giovanni che vive il suo presente come vittima del grande trauma dell’abbandono materno. È, infatti, la figura della madre a incombere sul protagonista, condizionandone il carattere e le azioni, e svelandosi come unico vero giudice sulla sua condotta: in ogni incontro con l’altro il Don Giovanni cerca la figura materna e tenta, attraverso l’ossessiva collezione di grembi femminili, di colmarne il vuoto.

Un meccanismo psicologico che determina l’impossibilità a impegnarsi in una qualsiasi relazione o situazione e che ribalta completamente la funzione di Don Giovanni, rappresentandolo, in definitiva, come vittima delle donne.

Teatro Sociale


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