di Fabrizio Sinisi
ideazione, regia, costumi Giorgia Cerruti
con Giorgia Cerruti e Davide Giglio
assistente alla regia Raffaella Tomellini
aiuto regia, video, fotografia, montaggio Giulio Cavallini
musiche, sound design Guglielmo Diana
light design Lucio Diana
produzione Centro Teatrale Bresciano, TPE – Teatro Piemonte Europa, Teatro della Città / Catania, Gli Scarti / La Spezia

Una donna e un uomo, chiusi in una stanza da cui non possono uscire. In questo spazio claustrofobico, dominato solo dal grande schermo della televisione, la donna inscena tre racconti. Tre visioni, tre sogni, ognuno dei quali si verifica in un diverso momento della storia: a Londra nel 1617, a Parigi nel 1793 e a Boone nel 1856. In ogni episodio lei e il marito sono protagonisti di una violenza, una sopraffazione dell’uomo sulla donna, del potente sull’inerme. Ogni episodio è un punto di snodo della modernità occidentale, un momento chiave per capire la contraddittoria identità del presente. Ma ogni sogno è anche un enigma attraverso cui si nasconde il trauma della donna: una figlia, di cui fin dall’inizio viene annunciata la presenza, ma che misteriosamente non si vede mai.

Fabrizio Sinisi, Premio Nazionale dei Critici di Teatro, scrive per Giorgia Cerruti e Davide Giglio – anime fondatrici della Piccola Compagnia della Magnolia – un testo abissale e visionario, poetico e politico insieme: una danza a due, un rito laico attraverso cui una giovane coppia, nello specchio della propria relazione, mette radicalmente in discussione la giustizia della società attuale.

 

Spesso il lavoro su un testo nasce da una sola immagine. Quella che mi hanno proposto Giorgia e Davide era la seguente: due esseri umani, un uomo e una donna, chiusi in una stanza, davanti a uno schermo. Poco dopo iniziava la pandemia, il lock-down, il delirio di questo tempo: quella clausura a due perdeva qualsiasi caratterizzazione intima e privata, e diventava metafora della nostra condizione: corpi costretti alla clausura, corpi urgenti, dirompenti verso l’esterno quanto più lo spazio intorno a loro si contrae. Quel movimento verso l’esterno diventa il movimento della fantasia, dell’ossessione, dell’oltranza: della favola, appunto.

Fabrizio Sinisi

Tre anni fa chiesi a Fabrizio Sinisi di scrivere una “favola eretica”, un testo che abbracciasse il tema dell’eresia e dell’utopia entro l’arco temporale del sonno e del risveglio. Ne è nato Favola, una tragedia da camera contemporanea. I protagonisti – G. e D. – sono una coppia. Sul palco – luogo del reale – ripercorre le favole del proprio dolore (tre sogni in tre epoche diverse) e la ripetizione di uno schema tragico: la sopraffazione dell’uomo sulla donna, del padre sul figlio, del più forte sul più debole. Il ponte di accesso a questa via oscura è un grande schermo: luogo del rimosso, della trasformazione, o setaccio della memoria di sequenze perdute. Favola è l’esperimento di un teatro politico praticato con gli strumenti della poesia, un rito laico che mette in discussione la giustizia della società attuale.

Giorgia Cerruti

Teatro Sant'Afra


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